Il Mausoleo di Lucio Munazio Planco

 

 

 
 

Il Mausoleo di Lucio Munazio Planco é posto sulla sommità di Monte Orlando, ha una forma cilindrica, è alto circa mt. 10 e ha una circonferenza di circa mt. 92,50.

  E' fasciato esternamente in opera quadrata con grandi blocchi di pietra calcarea, poggia su due fasce di blocchi sormontati da una modanatura che ne stabilisce il piano di calpestio, altri 12 strati di blocchi formano il tamburo centrale.

  Il fregio dorico, con triglifi e meteope scolpite in rilievo, raffigura armi, scudi, trofei e corone.

  Alla porta di accesso, che guarda la rada di Gaeta, si accede da una scalinata posta in un secondo momento.

  Sulla porta é posta una lapide dedicatoria racchiusa in una cornice rettangolare formata da quattro listelli lisci da cui partono fasci di ovuli.

     
  Lucio Munazio Planco, figlio di Lucio, nipote di Lucio, pronipote di Lucio, Console, Censore, Imperatore per due volte, settemviro degli epuloni, trionfatore di Rieti, costruì col suo bottino il Tempio di Saturno, divise i campi in Italia a Benevento, fondò in Gallia (Francia) le colonie di Lugdurno (Lione) e Raurica (Basilea).
  Dalla porta di ingresso si accede ad un corridoio a forma di anello, con le mura rivestite in opera reticolata fino all'inizio della volta, che è in malta.

Le celle funerarie sono  quattro, disposte a croce, con la principale che affaccia sull'ingresso del Mausoleo. La pavimentazione non ha resistito al trascorrere del tempo.

 

Storia di Lucio Munazio Planco

 
 

 

 
 

 Lucius             Lucio        il prenome
 Munatius         Munazio   il nome della stirpe (gens)
 Plancus          Planco      il cognome (nome della famiglia)

 

 I Romani erano soliti dare al figlio primogenito il nome completo del padre, pertanto dalla sua lapide dedicatoria apprendiamo che egli si chiamava Lucio, nipote di Lucio e pronipote di Lucio.
  Era nato da una famiglia di cavalieri che aveva avuto un ruolo politico di rilievo nella storia romana, nacque nel 90 a.c. circa a Tivoli o ad Atina, morì a 90 anni a Gaeta nell'anno della nascita di Gesù.

  Nella sua lunga vita ha ricoperto cariche importanti: Censore, Console, per due volte Imperatore, Generale, Mecenate, accorto politico e fondatore di colonie.

  Generale di Cesare nelle campagne galliche e nella guerra civile, dimostrò grandi doti sia militari che oratorie, le prime apprese da Cesare, che lo tenne con sè  in tutte le sue guerre e spesso gli affidò particolari e delicati compiti militari, le seconde da Cicerone.
  Riformata l'organizzazione dell'esercito, Cesare lo nomina "Legatus pro Pretore", ossia capo dell'esercito con diritto a sostituirlo in sua assenza.

  Durante la guerra civile attraversò con Cesare il Rubicone e, dopo aver partecipato alla conquista dell'Italia, fu inviato in Spagna, dove si distinse per valore ed astuzia contro gli uomini di Pompeo.
  Vinta la guerra civile nel 46 a.c. Cesare, dopo essere stato nominato dal Senato Romano Console per 10 anni, Dittatore a vita e Imperatore, nominò L. M. Planco "Praefectus Urbis" (Prefetto della Città) ossia uno tra i sei magistrati che dovevano governare Roma in sua assenza. A ricordo di questa carica fù coniata 1 moneta riportante da un lato la scritta Divino Giulio che circonda una testa con la corona di lauro, e dall'altro lato la scritta "Lucio Munazio Planco Prefetto della Città".
  Nel 45 a.c. ebbe conferito da Cesare il governo della Gallia.


  Nel 43 a.c. il Senato Romano, su proposta di Cicerone, gli affidò l'incarico di fondare una colonia romana nella Gallia  Chiomata, città che poi prenderà il nome di Lione. Fu proprio Planco con l'aratro a tracciare il solco di confine della colonia, e per l'occasione venne coniata una moneta celebrativa.
  Durante il suo proconsolato in Gallia fondò un'altra colonia, che prenderà il nome di Basilea.


  Subito dopo l'assassinio di Cesare, avvenuto durante le Idi di Marzo del 44 a.c., Cicerone gli fece giurare fedeltà alla Repubblica.
  Successivamente Ottaviano, Marco Antonio ed Emilio Lepido si divisero l'impero, e le truppe di Planco, stanche per le lunghe guerre, si schierarono con i vincitori.
  I Triumviri decisero di disfarsi dei loro nemici e crearono le "Liste di Proscrizione", contenenti i nomi di coloro che dovevano morire, tra cui Cicerone, Caio Plozio Planco (fratello di Lucio) e Paolo Lepido (fratello di Emilio).
Dopo la vittoria di Filippi a Planco fu affidato il compito di espropriare i terreni del beneventano per concederli ai reduci.

  Nel 36 a.c. dopo una sfortunata campagna militare contro i Parti condotta al fianco di Marco Antonio, si ritirò ad Alessandria d'Egitto, dove fu trattato in maniera molto amichevole, e verso la fine del 36 a.c. gli fù affidato il governo della Siria.
  L'amicizia tra Planco e Marco Antonio era grande, ma le continue pretese di Cleopatra finirono per incrinarla.
  Iniziò a pensare che Marco Antonio facesse gli interessi dell'Egitto e non più di Roma, per cui assieme ad altri partì da Alessandria per tornare a Roma e riferì ad Ottaviano che M. Antonio era diventato succube di Cleopatra e lo informò del testamento in favore della regina egizia.
  Ottaviano capì che con quel testamento fra le mani avrebbe vinto le ultime perplessità in Roma  per condurre una guerra contro Marco Antonio e, sapendo che era custodito presso le Vestali, se ne impossessò e ne lesse il contenuto in Senato.

  Con tale testamento Marco Antonio disponeva l'assegnazione ai figli di Cleopatra di alcuni regni sotto il dominio di Roma e che le sue spoglie fossero consegnate a lei per essere seppellite in Alessandria.
  Dopo la vittoriosa battaglia di Azio (31 a.c.) Ottaviano restò padrone indiscusso di Roma.

  Durante una riunione del Senato Romano nel 27 a.c. si doveva decidere quale appellativo dare ad Ottaviano per onorarlo, e Lucio Munazio Planco propose con successo l'appellativo di "Augusto", che sarà poi attribuito a tutti i successori di Ottaviano.